Sciollorius

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Il pianista di Henry K.

Posted by on 16 dic 2011 in Tell me a story | 0 comments

In collaborazione con Marjani Aresti alias Gianluca Marras
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Le decisioni da prendere, quasi sempre al telefono, erano spesso velenosissime.

Ma Henry K. era talmente cinico e risoluto da non farsi troppi problemi. A suo dire però, la forma non doveva essere trascurata: si poteva anche essere brutali, ma con stile.

Forse per questo motivo, nel 1969, decise di prendere alle sue dipendenze Carl Katlowsky, un pianista polacco. Il compito di Carl era quello di suonare, senza soluzione di continuità, il Concerto per piano n. 23 in A (il 1° movimento), ogni qualvolta Henry K. fosse stato impegnato, via cavo, per qualche importante presa di posizione.

Questo significava totale dedizione alla causa, visto che la circostanza si verificava abbastanza spesso e, non di rado, all’improvviso.

Carl Katlowsky non si tirò mai indietro. Fu sempre puntuale, all’occorrenza si fece trovare pronto anche nel cuore della notte, non prese mai un giorno di malattia. Suonò le stesse identiche note per quasi dieci anni, fino al 1977, quando venne congedato dal servizio.

In un’intervista rilasciata qualche anno dopo, Henry K. ammise che il pianista era stato prezioso, non solo per una questione di maniera, ma anche perché  la musica del suo piano lo aveva aiutato ad instillare in lui quel salutare dubbio, utile a non deliberare in modo troppo avventato.

Anche se poi ammise che quell’esitazione era sempre durata giusto il tempo di un lampo di luce…

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Music: “Piano Concerto No. 23 in A, 1st movement” – Mozart (1786)

 

Music: “Black Milk” – Massive Attack (1998)

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Elucubrazioni personali #001

Posted by on 18 dic 2010 in Tell me a story | 0 comments

Ho preso tre multe a Las Plassas. È da un bel po’ che non vado a inglese. Mi saluta sempre ma non ho capito chi è. È preoccupata per gli ispettori, troppe domande. Nuotando controcorrente. Devo mangiare più frutta. I soliti inutili propositi. Però mi piace il 66. Ricominciando dalla A. Ad avercelo il pollice verde. Non so cosa fare. Troppi libri iniziati e mai finiti. Ci vorrebbe un piano più alto. Ma non so dove mettere le mani. Una sorta di blu.

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Music: “So What” – Miles Davis (1959)

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Pablo

Posted by on 14 apr 2010 in Tell me a story | 0 comments

Quante canne insieme. E quante chiacchiere lui. Non è che lo capissi poi granché e non solo perché fosse spagnolo. Una faccia da figlio di puttana, gran bevitore, giramondo e donnaiolo.
Io invece sempre troppo immerso nei miei pensieri. Mio padre, i miei datori di lavoro, i miei vuoti.
Un giorno, le nostre strade si separarono. Quattro enormi bestiazze (erano cani?) davanti a noi, un aspetto non proprio rassicurante. Io da una parte, Pablo dall’altra. Non ci incontrammo mai più.
Ma forse non andò proprio così. Forse mi confondo con un’altra storia…

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Music: “Pablo” – Francesco De Gregori (1975)

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Is shyness nice?

Posted by on 1 apr 2010 in Tell me a story | 0 comments

Today is not a good day for me. Oggi è un po’ come per voi a Natale. C’è chi si sente più buono e chi invece vorrebbe avere la febbre a 39 e mezzo e starsene a letto senza vedere nessuno.
Ecco, io oggi preferirei rosolare in una padella d’olio bollente o arrostire in una graticola rovente. Oppure ammorbidire nell’acqua a 100°.
Non scherzo, giuro!
Invece per 24 ore bla bla bla su tutti i giornali! Dovrò stamparmi un bel sorriso sulla faccia e adempiere al mio dovere…
Mi consola il fatto che è solo per una volta all’anno. Poi, per i prossimi 364 giorni nessuno si ricorderà più di me.
E potrò godermi tranquillo il dolce suono delle onde del mare…

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Music: “Ask” – The Smiths (1986)

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Sinfonia

Posted by on 23 mar 2010 in Tell me a story | 0 comments

Erano tanti anni ormai che D. era innamorata di Giuda e il suo sogno più grande era quello di poterlo baciare un giorno, ma mai e poi mai avrebbe fatto lei il primo passo.
Giuda era anch’egli innamorato di D. ma era molto timido e poco avvezzo alle questioni di cuore. Quindi gli anni passavano e nulla succedeva.
Un bel giorno Giuda si avvicinò al suo cavallo rosso e gli sussurrò all’orecchio tante dolci parole d’amore affinché le potesse riportare al più presto alla ragazza.
Il cavallo partì con la missiva ma purtroppo era sordo e così Giuda e D. non si baciarono mai.

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Music: “Besame Giuda” – Carmen Consoli (1998)

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